marzo 2025
GIORNALISMO E ROBOTICA
L'audace esperimento de "Il Foglio"
di Mario Romano
Notevole scalpore ha suscitato, nei giorni scorsi (19.03u.s.), l’utilizzo della intelligenza artificiale da parte del Foglio, con articoli scaturiti non dal pensiero e dalla penna del Direttore Claudio Cerasa e dei suoi valenti giornalisti, ma dallo strumento robotico.
Si è trattato – come si legge in un corsivo di apertura a firma del fondatore Giuliano Ferrara – di una “novità esplosiva”: un “giornale artificiale”, capace di “distruggere e costruire, al tempo stesso, un mistero tecnologico avvolto in un enigma di cultura e pensiero”.
Con disarmante sincerità, Ferrara, confessa di non sapere se “le macchine algoritmiche siano in grado di pensare e se esse posseggano uno spirito razionale potenzialmente superiore a quello dell’uomo, dotato di autonomia”.
Sta di fatto che gli scritti roboticamente elaborati hanno provocato un profondo turbamento allo storico ideatore del Foglio, pari a quello provato dai lettori, compreso il modesto estensore delle presenti note.
Scorrendo con emozionata curiosità quelle pagine, infatti, si avverte l’estremo realismo e la lucidità concettuale con cui l’intelligenza artificiale affronta gli argomenti più disparati, come le opinioni della recente relazione svolta da Mario Draghi in tema di Europa o i risultati (“deludenti”) dell’operazione messa in atto dal presidente Donald Trump in favore dei bitcoins…
Come avranno avuto modo di cogliere i fortunali lettori del giornale - comprensibilmente andato a ruba nelle edicole - gli articoli rivelano una precisione argomentativa, ma risultano privi dell’impronta psicologica tipica del giornalista “umano”. E’ davvero singolare notare che questo difetto è prospettato dalla stessa intelligenza artificiale, Con una sorta di spietata autocritica, l’articolo “Fare un giornale con l’AI ? Un’idiozia”, definisce l’esperimento del Foglio una serie di scritti senza l’anima, senza la passione che rende il giornalismo un’arte”, così come l’altro articolo (sempre “a firma” dell’IA), ricorda come “il giornalismo è empatia, capacità di ricerca del dettaglio e di capire che dietro a un comunicato anodino si nasconde uno scandalo: tutte cose che un algoritmo non possiede…
Chi sostiene il contrario confonde il giornalismo con la capacità di produrre testo”.
Queste amare (quanto realistiche) considerazioni – a ben riflettere – rappresentano un’esaustiva risposta all’enclitico interrogativo che, sul tema, ha posto l’ottimo Ferrara nel suo fondo di apertura: è innegabile, infatti, che questa intelligenza meccanica, proprio perché priva della spiritualità connaturata all’uomo, non potrà mai sostituirlo se non a prezzo di pericolose conseguenze !
Vale ricordare che il rischio sopra accennato è stato paventato da uno dei padri della stessa intelligenza artificiale che risponde al nome del Premio Nobel Geoffrei Hinton allorchè – nel maggio del 2023 - ha rassegnato le dimissioni da Google, motivando la sua decisione con la preoccupazione di una possibile deriva dello strumento alla cui creazione egli stesso aveva contribuito.
Stupisce, per vero, che la notizia di questa grave iniziativa di Hinton, da quasi tutti i media cartacei e audiovisivi, sia stata relegata tra quelle di secondo piano, laddove essa meritava (e merita) una profonda riflessione del mondo scientifico , nonchè da parte dei Legislatori ai quali – non a caso - lo stesso Hinton ha rivolto un pressante invito ad emanare norme atte a disciplinare lo strumento telematico, specialmente nella sua versione “generativa” potenzialmente capace di attività autonone del tipo di quelle ipotizzate da Ferrara sul Foglio.
Alla luce di tale ultima considerazione, dunque, l’esperimento di Cerasa e Ferrara, lungi dall’essere una semplice trovata giornalistica, rappresenta un importante segnale, al pari di quello lanciato dagli attori-doppiatori, giustamente in rivolta per essere stati sostituiti dalla IA nella loro delicata attività, con cui prestano voci e sentimenti ai protagonisti delle pellicole straniere !